Una doccia fredda, anzi gelata, dopo le gelate notturne delle scorse ore. È quanto starebbero subendo i produttori del Consorzio di Tutela del Lambrusco, a fronte di «polizze assicurative strutturate in maniera tale per cui anche i produttori di uve che hanno effettuato la copertura assicurativa contro gelo e brina hanno in ogni caso una franchigia del 30% che l’assicurazione non risarcisce».
Parole del presidente Claudio Biondi, che aggiunge: «Il massimale indennizzabile è pari al 50% del valore assicurato». Il Consorzio si attiverà dunque con la Regione Emilia Romagna e con le autorità preposte, «per valutare come richiedere misure di sostegno adeguate».
D’altro canto, come riferisce l’ente, «molte compagnie assicurative non hanno neanche assunto il rischio della copertura gelo-brina». «La copertura diventa attiva solo dopo 12 giorni dalla sottoscrizione della polizza stessa – evidenzia ancora Biondi – e i tempi dilatati certamente non aiutano. Per questo anche i viticultori che si erano attivati a suo tempo per effettuare la copertura non hanno poi avuto la disponibilità immediata di alcune compagnie assicurative».
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I danni delle recenti gelate, secondo le stime del Consorzio, «potrebbero arrivare sino all’80% della produzione». I dati ufficiali potranno tuttavia arrivare solo all’inizio della prossima settimana.
«Le alte temperature di fine marzo – commenta Claudio Biondi – hanno favorito il germogliamento e il risveglio della vite. Nelle scorse notti però le piante sono state sottoposte a un terribile shock termico, con effetti allarmanti sulle produzioni.
L’ente di tutela è già al lavoro per raccogliere i riscontri dai produttori, sia nelle aziende di Modena che di Reggio Emilia. Per ora risulta che le zone più colpite sono quelle del Grasparossa, con le varietà più precoci. Tuttavia anche i soci delle altre aree produttive «potrebbero essere in grande difficoltà».
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